Come nuove Polaroid

Quante serate trascorse in quella cantina adibita a sala prove. Non potevamo sempre permetterci di affittare una “location” e allora la cantina di Elia era diventata il nostro angolo segreto.
Ore ed ore a provare e riprovare una sola canzone per migliorare l’espressività dei brani. Curarne l’esecuzione equivaleva ad accudire la nostra anima. Un’emozione da vivere sino allo sfinimento fisico! Solo quando ci sentivamo stanchissimi allora era il momento di fermarsi e scoprire che la sensazione più bella era un profondo senso di riconciliazione con il mondo esterno.
I mixer erano analogici e gli amplificatori valvolari, pesavano quintali e riproducevano al massimo due suoni. Oggi, le attrezzature sono a transistor, ultraleggere, con plug-in capaci di generare centinaia di suoni diversi e sono leggerissime da trasportare. Eppure, le canzoni più belle della storia della musica italiana appartengono a quegli anni, quando trovare un sound soddisfacente era un’impresa.
In quegli stessi anni ho iniziato ad amare la “Polaroid”, pioniera delle macchine fotografiche compatte, con la quale riuscivi ad ottenere immagini pochi secondi dopo lo scatto. Mi si apriva una finestra sul mondo del “tutto è possibile”. Un istante poteva essere impresso e reso tangibile nello stesso momento in cui lo scorgevo! Una rivoluzione per il modo di intendere la fotografia…
Sembrava che l'avvento del digitale decretasse la fine della foto istantanea, invece, in questi ultimi anni, l’avvento della “nuova Polaroid” ha nuovamente ribaltato il mercato della fotografia moderna, non adeguandosi alle logiche commerciali della fotografia digitale. E così, in un concentrato di tecnologia, si ripropone più innovativa che mai!
E’ come “nuove Polaroid” che sento le mie canzoni: attuali proprio perché concepite con una voce e una chitarra.

